Poco dopo la Basilicata si arriva in Calabria ed uno dei primi paesi che si incontra è proprio Scalea, un borgo sul mare blu.

un po’ di storia

Scalìa in calabrese, Skalia in greco bizantino ed ora Scalea, un borgo sul mare blu, perché è davvero blu.
Siamo in un paese molto importante ed antico del Mar Tirreno, ed anche qui troviamo delle grotte, precisamente nella Torre Talao e dove sono stati ritrovati alcuni resti di manufatti ed ossa d’epoca paleolitica.
Nell’era del bronzo e del ferro gli abitanti vivevano nella valle del fiume Lao in piccoli gruppi per poi successivamente formare una colonia chiamata appunto Laos che commerciava con la non molto distante Posidonia, attuale Paestum.
La zona più importante di Scalea si creò durante le guerre tra Bizantini e Longobardi che la occuparono per renderla loro colonia fino all’arrivo di Carlo Magno che sottomise tutti i ducati; ma nel periodo di loro permanenza i Longobardi costruirono una rocca con tanto di muraglia formata da case legate insieme, dove si accedeva tramite due porte: la porta militare presidiata e la porta cittadina.

Scalea perché sviluppata su gradoni del colle simile ad una scala?

due o quattro porte?

Come abbiamo detto Scalea aveva due porte: militare e cittadina, eppure un viaggiatore del diciottesimo secolo, tal Lorenzo Giustiniani narra:

“Questa città tiene 4 porte, una è detta porta di mare, la seconda è detta porta del ponte, da un antico ponte, in cui vi si vede un pezzo di artiglieria; la terza porta di Cimalonga, in cui vi è una torre che serve oggi da carcere e la quarta porta del forte.
Nella sommità si vede il suo antico castello quasi diruto coi suoi baluardi e fossi e vi è un pezzo di artiglieria che i vecchi del paese si ricordano diesservene stati molti.
Pochi passi lungi dalla porta di mare, verso settentrione, alla sommità di una deliziosa collina, si vede un’antichissima torre detta di Giuda, che dovea servire di specola al suddetto castello.”
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico del Regno di Napoli, Napoli 1802)

La torre di Giuda è la Torre Scalicella, ma ora vedremo le varie torri, perché come ogni luogo di mare, anche qui a Scalea abbiamo delle torri di guardia.

le torri

Vediamone una alla volta, con un breve accenno per ognuna:

Torre Talao la cui costruzione è squadrata ed originariamente si trovava su di un’isoletta che ora non si vede più, nel lontano millecinquecento; al suo interno vi era una sorgente di acqua solfurea e durante le varie occupazioni divenne presidio militare per finire poi un luogo di ritrovo di personaggi intellettuali e di artisti vari.

Torre Cimalonga ha una forma tonda, a cilindro ed è in stile aragonese; da carcere iniziale è diventata sede dell’antiquarium dove si trovano vari reperti archeologici ritrovati negli scavi dell’antica città di Laos. La sua costruzione avvenne proprio per difesa alla città ed a guardia di una delle quattro porte di Scalea, appunto la porta omonima.

Torre della Scalicella era proprio questa la torre di guardia del castello conosciuta di più con il secondo nome: Torre di Giuda.
Perché di Giuda? Perché il guardiano durante l’invasione dei saraceni nel diciassettesimo secolo non avvertì in tempo di quando stava accadendo e questi attaccarono Scalea; il guardiano purtroppo per lui ed a causa di questo fu impiccato; da allora questa torre fu soprannominata Torre di Giuda.
Ma alcuni indicano questo soprannome perché la torre si trovava vicino al ghetto ebraico; oppure perché bastava poggiare un orecchio al muro della torre per sentire chi parlava nel castello o viceversa.

 

 

 

 

 

l’Antiquarium


Passeggiando tra i vicoli ci si ritrova di fronte ad una torre rotonda: Torre Cimalonga che un tempo era un carcere ma che ora ospita vari reperti archeologici molto molto interessanti; reperti che spaziano dall’epoca arcaica-classica-ellenistica e romana spiegando anche con varie illustrazioni la storia degli abitanti di Scalea e del circondario.
Facile da trovare perché l’ingresso è proprio in una piazzetta del centro da cui si gode anche un bel panorama; Antiquarium, ma un museo e relativamente giovane, nasce infatti alla fine degli anni ottanta e regala un passo piacevole nella storia.

 

 

e poi scogli e grotte marine

Scalea, un borgo sul mare blu che nasconde grotte anche tra i suoi scogli; non tutta la città ha una scogliera, anzi possiamo dire che questo tratto di costa è abbastanza frastagliato ed arriva a Sud fin dopo Praia a mare.
La scogliera più famosa è quella dell'”Ajnellae la troviamo appena arriviamo a Scalea, dalla strada non si vede, ma scendendo sarà ben visibile dal lungomare; dove splendide rocce spuntando dall’acqua quasi a formare una corona si possono raggiungere facilmente tanto sono vicine alla riva.
Il nome di questa scogliera Ajnella deriva dall’agnello femmina, a cui è stato attribuito il nome alla grotta vicina: la Grotta della Pecora.

 

spiaggia dell’Ajnella

 

A proposito di grotte (e ne conosciamo!) – Sospetta, Turco, Meraviglie, S. Michele Arcangelo, Profeta Elia – e ne abbiamo ampiamente parlato, anche qui a Scalea ne troviamo ma soprattutto di marine.

La anzidetta Grotta della Pecora prende il nome da una stalattite che si trova al suo interno ed è molto somigliante alla testa di una pecora con annessi i colori che grazie all’acqua profonda giocano con il sole.

La grotta che in dialetto locale viene chiamata “Du trasci e jesci” ossia dell’entra ed esci, è in realtà un tunnel creato dalla natura che percorrendolo fa raggiungere una spiaggia piccola che a sua volta ha un nome simpatico dato dalla sua forma a ditale: “a jiditala”.

La Grotta dei Baci forse non ha bisogno di spiegazione per il nome e da cosa deriva, infatti proprio qui vi è l’abitudine per gli innamorati di incontrarsi.

San Nicola in Plateis,
una chiesa doppia

Visitando questa chiesa, questa parrocchia si può dire che se ne visitano due: si tratta infatti di una particolare chiesa, situata nel centro storico di Scalea e divisa nella parte alta a livello stradale e la parte bassa sotterranea.
Nella parte alta si trova la zona più “modernae più frequentata anche per le cerimonie; nel piano inferiore abbastanza suggestivo vi è la cripta dell’Addolorata con varie statue e proprio entrando si possono notare una lapide che ricorda il riposo del filosofo Gregorio Caloprese, mentre il sarcofago di un valoroso ammiraglio angioino, tal Ademaro Romano la possiamo vedere nella cappella di Santa Caterina.
C’è da dire che in questo luogo sotterraneo per vari secoli venivano sepolti gli abitanti di Scalea, ma durante il terremoto accaduto nella seconda metà del milleseicento circa, la chiesa fu distrutta; nulla di che… perché in seguito a ciò la chiesa fu sistemata ed ampliata grazie ad alcune indulgenze direttamente concesse dall’allora papa Clemente VI a chi contribuiva alla costruzione e ampliamento delle chiese.
Naturalmente anche qui non mancarono i saccheggiatori saraceni che profanando la tomba dell’ammiraglio rubarono senza ritegno la sua spada; nella razzia portarono via anche la campana d’argento, altri oggetti sacri di valore e poi fecero ritorno nelle loro imbarcazioni.

e la leggenda?

Il furto della campana non fu proprio digerito da “qualcuno”  tant’è che la nave naufragò sugli scogli della Giumenta prima di oltrepassare Capo Scalea.
La nave e la campana così finirono nel mare e si narra che ogni 6 dicembre, festa di San Nicola, la campana suoni dal profondo del mare;
questo suono di campana non è udibile a tutti, si dice che la riescano a sentire soltanto le persone pure e gli innamorati.
Provate…

Santuario della Madonna del Lauro

Un altro luogo legato ad un’altra leggenda è proprio questo santuario dedicato alla Madonna del Lauro qui a Scalea, costruito da alcuni marinai del luogo con l’aiuto di altri provenienti da Sorrento;
la costruzione che risale al diciottesimo secolo avvenne proprio per sciogliere un voto, una promessa fatta alla Madonna durante una tempesta quando i marinai sorrentini stavano per annegare.
In ricordo di questo si festeggia la Madonna del Lauro con una processione nel mare e grazie ai marinai locali si rivive proprio l’arrivo della statua dal mare, tra le cui braccia vi è il Bambino.

la gente e la sosta 

Che dire della gente di Scalea?
Ospitale, cordiale e simpatica, pronta a raccontare la storia della città come in ogni luogo incontrato in questi viaggi.
La sosta è facile da trovare, perché qui ve ne sono varie ma naturalmente la mia preferenza è stata da Francesco; anche se non proprio vicino con uno scooter o con il bus si può raggiungere Scalea.

Buona passeggiata.