Santuario del Divino Amore

Posted by in I miei viaggi, Lazio | Febbraio 22, 2017

Siamo nel Lazio, precisamente alle porte di Roma e visitiamo uno tra i più famosi ed importanti santuari italiani, se non del mondo: il Santuario del Divino Amore.

in breve

Questo santuario è composto da due chiese, la più antica o per meglio dire l’originale risale al 1745 mentre la chiesa nuova è stata costruita nel 1999;
meta di pellegrinaggi da ogni parte dell’Italia ma i romani ancor di più, infatti durante la stagione estiva il sabato notte avviene un pellegrinaggio a piedi da Roma al santuario.

tra leggenda e miracoli

Si narra che durante la primavera del 1740, durante il suo viaggio verso la basilica di San Pietro, un devoto si perde nella campagna romana in zona Castel di Leva e sperando di ricevere aiuto si rivolge alle case circostanti, tra le quali si erge un castello; durante il cammino verso alcune abitazioni viene assalito da un branco di cani rabbiosi e si trova da questi circondato.
Impaurito, il pellegrino volge lo sguardo al cielo e nota  sul castello avanti a lui un’icona raffigurante la Madonna con il Bambino, d’istinto egli chiede la salvezza e subito i cani si fermano e se ne vanno.
Nello stesso istante i pastori nei dintorni, richiamati dalle grida del pellegrino arrivano e stupiti dal racconto, rassicurano lo sfortunato viandante indicandogli la strada per Roma.
Ovviamente non si conosce né ci è dato sapere il nome dello sfortunato pellegrino, ma a seguito di questa notizia l’icona della Madonna di Castel di Leva è divenuta meta di pellegrinaggio.

l’icona

Dopo qualche tempo, l’icona viene spostata e dopo esser stata tolta dalla torre viene portata nella tenuta La Falconara, poco distante da lì e dove si trova la chiesetta di Santa Maria ad Magos.
Successivamente nella Pasqua del 1745 l’icona viene spostata di nuovo e messa vicino alla torre che ancora è in piedi e dove nel frattempo venne costruita una nuova chiesa;
l’affresco viene posto in trono nell’altare maggiore dove ancora si trova.

il santuario,

La posizione non sembra essere molto felice per il nuovo santuario, perché in campagna è facile preda di briganti e banditi, ma nessun ordine religioso si prodigò a trovare un’altra sistemazione né a prendersi l’incarico di far da custode al luogo.
Il primo custode fu un eremita e poi nel 1805 alcuni sacerdoti ne divennero i custodi dimorandovi solo però nel periodo della Pentecoste, quando i pellegrinaggi diventano maggiori;
dopo cento anni dal primo miracolo avvengono i primi restauri e da Roma arrivano drappi e damaschi oltre ad alcuni arredi sacri nuovi, nell’occasione avvengono alcuni festeggiamenti a cui partecipa anche l’allora re Michele di Portogallo.

e i pic nic.

Finiti i festeggiamenti per il centenario, il santuario conosce una realtà diversa, durante il periodo della Pentecoste, al suo esterno vengono allestite varie bancarelle alimentari di prodotti locali e la gente in visita bivacca nei prati circostanti;
tutto ciò non fa che portare decadenza al santuario nei primi decenni del secolo scorso.

Il declino e il rettore,

L’unione tra sacro e profano genera una nuova era, quella delle gite “fuori porta”;
ma ovviamente quanto gira di profano attorno al santuario non fa bene al santuario stesso che inizia a vedere la sua decadenza finché nel 1930 il santuario diviene dipendenza del vicariato.
Dopo due anni, nel 1932, il vicariato manda a vivere sul posto un rettore che ben presto diviene anche il parroco stesso della parrocchia del Divino Amore.
Il sacerdote e primo rettore del santuario fu don Umberto Terenzi, proprio lui che miracolosamente riuscì a sopravvivere ad un incidente stradale vicino al santuario stesso.

la spettacolarità

Ogni domenica delle Palme ed il Venerdì santo, nel santuario avviene una rappresentazione teatrale della Via Crucis, dove numerosi raffiguranti volontari nella notte circondano la collina e suggestivamente fanno rivivere ai presenti quanto avvenne negli ultimi momenti della vita di Gesù; dalla sua entrata in Gerusalemme all’ultima cena con il tradimento di Giuda e la cattura di Gesù stesso; il processo e l’interrogatorio con la flagellazione e incoronazione di spine, fino alla Sua crocifissione sul monte Calvario; al termine di quanto avverrà la resurrezione e l’ascensione;
tutto sembra davvero reale, proprio per la presenza dei figuranti e di alcuni soldati romani a cavallo tutti con indosso abiti e costumi dell’epoca.

e le curiosità

A dimostrazione di quanto si sia devoti a questa Madonna ci sono le numerose edicole per tutta Roma, ma soprattutto tutt’intorno al santuario si possono vedere svariati tipi di piccole lapidi a ringraziamento per i favori ricevuti;
un’altra particolarità è la richiesta di “grazie”, esiste infatti una bacheca dove si possono lasciare alcune richieste con la speranza di vederle esaudite.

Se passate per Roma, visitate il Santuario del Divino Amore, soprattutto la parte alta, dove insiste la chiesa vecchia; perché in basso la nuova, è sì più ampia, ma per me troppo dispersiva.
Buona passeggiata.

 

p.s.: questo articolo è stato pubblicato anche nel numero di dicembre 2016 della Rivista Ad Okki Aperti.

 

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