A picco sul promontorio del Gargano, troviamo una località turistica molto molto carina: Vieste, chiamata la perla dell’Adriatico, non troppo grande e nemmeno troppo piccola, direi che sia proprio giusta.

Gli abitanti sono molto cordiali e disponibili al dialogo e si vantano della loro cittadina, come di un luogo fantastico chiedendoti addirittura di tornare l’anno successivo; infatti resistere al suo fascino non è cosa semplice, forse proprio per questo noi ci siamo tornati due volte, sostando in due luoghi diversi, dapprima in un campeggio dal lato nord, sul lungomare Europa e poi in un’area di sosta (Eden Blu: 3289759493) arrivando da sud, quindi sul lungomare Mattei: Vieste, dai nativi chiamata “Vist“.

arriviamo da sud

Arriviamo da Sud e ci fermiamo per un istante ad osservare il panorama, ci troviamo davanti al golfo di Pugnochiuso, qui il mare è molto bello, ma la sosta un po’ meno facile, quindi proseguiamo per pochi chilometri ed arriviamo alla meta che ci eravamo preparati a raggiungere; anche perché consumare una vacanza stipati come in un armadio non fa per noi.

Dal lato sud il mare lo si trova sempre calmo, questo è dovuto all’insenatura naturale che caratterizza questo tratto del paese, per questo motivo la spiaggia è maggiormente frequentata da famiglie, anche per l’assenza di scogli che rendono più piacevoli i giochi ai bimbi e le soste dedicate ai camper sono più numerose rispetto al lato nord;
come ogni località che si rispetti abbiamo il centro storico, pedonale non tutto, ma abbastanza da permettere le visite a luoghi caratteristici, ovviamente troveremo scalinate e negozietti nonché edicole con santi patroni e addirittura un vecchio artigiano, che non me ne voglia se mai leggerà qui, davvero un anziano personaggio al lavoro che ripara scarpe ai turisti e tenta di parlar con loro; come poi tacere dei favolosi gelati e granite? beh, vabbè.

un’isola per il faro

Passeggiando tra le viuzze di Vieste, scopriamo che da uno dei vicoli si riesce anche a vedere il faro che sembra essere su una lingua di terra unita alla città, invece si trova proprio su un’isola a sé stante, roba da invidia… (un’isola per il faro) e nemmeno poco per chi adora i fari come me;
continuando a visitare troviamo un museo malacologico nei pressi della piazzetta del calzolaio, e girandogli attorno, salendo fino in cima, arriviamo alla chiesa di San Francesco, sull’omonima punta con tanto di trabucco, dove gli occhi hanno da lavorare per vedere ogni cosa fino a perdersi nell’immenso blu del mare che da Vieste a Pugnochiuso si confonde con il cielo.

il trabucco

Ecco, a proposito di trabucchi… questo attrezzo enorme di cui un esemplare ancora risiede a Vieste, sembra trovi origine addirittura durante le Crociate, usato quale arma tipo catapulta più grande mai esistita, ora però quelli che si trovano in giro vengono usati per la pesca, infatti hanno appese sempre delle reti, o almeno quelli che ho visto io; inoltre se cercate (e trovate) nel web si dice sia nato proprio per l’uso attuale.

Vieste è molto carina, accogliente e spesso ci si può fermare a parlare con gli abitanti sempre molto disponibili;
per mia esperienza posso dire che è anche piacevole intrattenersi in discorsi seri con persone sconosciute (e non sempre a noi coetanee) scoprendo però con quanta naturalezza ci si possa confrontare.

e Pizzomunno con il suo amore

Chi non è mai rimasto incantato e incuriosito di fronte a quel grande sasso, quella grande pietra, quel monolite bianco che si erge dall’acqua sulla riva sud di Vieste?
Ebbene quello si chiama Pizzomunno ed ha una storia particolare, diciamo una leggenda, anzi più di una ma quella che a me è piaciuta di più è questa che vi racconto:
“Pizzomunno era un giovane pescatore di Vieste, sembra pure molto bello, viveva qui quando ancora la cittadina era un piccolo borgo di capanne; sempre qui nello stesso periodo viveva una ragazza bella anche lei, di nome Cristalda; fin qui nulla di strano no?
I due giovani un bel giorno si incontrarono, si conobbero e infine si giurarono di essere fedeli l’un l’altra per sempre.

Ma… c’è sempre un ma.
Essendo pescatore ogni notte il giovane Pizzomunno andava in mare con la sua barca e quando giungeva al largo, le sirene uscivano dall’acqua e con i loro canti tentavano di convincerlo ad andare con loro in cambio di renderlo immortale.
Nonostante le forti tentazioni il giovane non si lasciò prendere dalle sirene, mantenendo fede alla promessa fatta a Cristalda che lo attendeva sulla terraferma di Vieste.
Decise a fargliela pagare, le sirene arrabbiate una sera uscirono dall’acqua e rapirono la bella Cristalda per portarla in mare, giù in profondità fin dove non poteva essere raggiunta se non la sua voce che Pizzomunno seguì fino allo stremo, finché esausto e distrutto dal dolore si pietrificò, trasformandosi nel bianco scoglio.

 

 

 

 

 

E così da allora ogni cento anni nella notte del quindici agosto avvenga un evento fantastico:
Cristalda riemerge dall’acqua e Pizzomunno ritorna essere umano
per vivere di nuovo il loro antico e immutato amore, seppur per una sola notte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E a voi è piaciuta Vieste?