Bagnoregio e la sua Civita

Posted by in I miei viaggi, Lazio | Aprile 22, 2017

Ci troviamo nel Lazio, in provincia di Viterbo ma non troppo distanti dalla capitale;
Bagnoregio è una cittadina moderna rispetto alla sua antica Civita situata poco più in alto e distante circa un chilometro.

storia e leggenda

In antichità la città di Bagnoregio era conosciuta come Bagnorea, questo perché nei pressi sono presenti acque termali con proprietà terapeutiche, ma se vogliamo specificare meglio, l’esatto nome antico era Balneum Regis.

Il nome viene tramandato addirittura dall’epoca dei longobardi, infatti si narra che l’allora re Desiderio ammalato da tempo da una strana malattia, trovò cura efficace proprio grazie alle acque termali presenti vicino Bagnoregio.

Addirittura invece, si sono trovate alcune testimonianze riportano all’epoca degli etruschi, soprattutto la rupe di San Francesco Vecchio nella zona di Civita.
Quando Bagnoregio era nel dominio dell’antica Volsinii, ora Orvieto, venne poi conquistata dai Romani che distrussero l’impero presente; pian piano però l’economia della zona iniziò a crescere e divenne sempre più importante; da allora alcuni abitanti si spostarono verso un altro centro abitato limitrofo, quale era ed è Bolsena.

Ma come ogni impero, anche quello romano cadde e Bagnoregio si trovò dominata da vari popoli a partire dai Visigoti fino ad arrivare a Carlo Magno che la consegnò al potere dei Papi finché una rivolta popolare fece instaurare il Libero Comune circa nel 1160.
Nel 1922 un regio decreto muta il nome dal dialettale Bagnorea al più antico Bagnoregio.

poi il terremoto, crea il borgo

Nell’anno 1695, un forte terremoto colpisce quella che allora era Bagnorea, ora Civita;
in seguito alle scosse sismiche la città si stacca dalle altre due contrade Mercato e Rota;
rimanendo così sospesa su un dirupo, ancora in piedi.
Il dirupo dove sorge Civita altri non è che uno sperone di tufo, unito all’attuale Bagnoregio da un lungo ponte transitabile solo a piedi e molto caratteristico oltre che panoramico.

Civita

La piccola cittadella medievale rimasta sulla roccia, Civita, è divenuta molto famosa per la sua posizione caratteristica, su una roccia di tufo;
ad unirla alla città di Bagnoregio è stato costruito un ponte lungo circa un chilometro, transitabile solo a piedi, ma che viene percorso da una motoretta per rifornire i ristoranti locali.
Il centro è davvero arroccato ed è la principale attrazione di Bagnoregio, da visitare in una giornata, senza tralasciare il palazzo ducale e la chiesa parrocchiale;
per chi non ama camminare, da Bagnoregio si avvia una navetta che porta nei pressi del ponte, ma non sempre val la pena attenderla, perché camminando verso Civita si possono visitare i numerosi negozietti e botteghe fornite di prodotti locali.
Civita viene chiamata la “Città che muore”, ma non amo questa definizione, perché mi rattrista, e poi non è vero, perché se la si va a visitare si vede che è viva, respira insieme a noi;
del resto anche Calcata dicono essere in punto di morte, ma a me non sembra affatto.

il venerdì santo

Ogni anno la notte del venerdì santo avviene una processione notturna e sembra che questa sia iniziata a metà dell’anno 1600;
inizialmente avveniva proprio nel borgo medievale di Civita, poi spostatasi nel tempo a Bagnoregio per mancanza di persone.
La processione avviene con la diffusione di musica sacra lungo tutto il tragitto e in trionfo viene portato il Crocefisso dell’ex cattedrale di Civita che a fine processione viene riportato e ricollocato al suo posto a Civita stessa.
Tradizione narra che se il Crocefisso rimanesse a Bagnoregio oltre la mezzanotte del venerdì santo, questi ne diverrebbero proprietari.

e il presepe vivente

Ogni anno Civita di Bagnoregio si veste di Natale e i suoi abitanti creano un presepe vivente molto emozionante, caratterizzato anche dal luogo circostante e storico, da far entrare i visitatori in un’altra epoca davvero.
Se volete visitare Civita sarebbe il periodo migliore, il clima non è esageratamente freddo ma l’atmosfera che si vive val la pena di una sciarpa in più.

 

p.s.: questo articolo è stato pubblicato anche nel numero di dicembre 2016 della Rivista Ad Okki Aperti.

 

 

 

 

 

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